L’horror spagnolo conquista il premio Interiora 2013. Intervista ad Aitor Uribarri, regista di “Horizonte”

Horizonte”, cortometraggio spagnolo diretto da Aitor Uribarri, è riuscito a portarsi a casa il premio Interiora 2013. Protagonista una coppia di madre e figlia, che cerca di sopravvivere in un mondo dai connotati post-apocalittici ed abitato da creature assetate di sangue. Un’opera che ci ha colpito per la sua grande qualità tecnica e che si contraddistingue per la potenza e bellezza delle immagini, oltre che per il livello delle sue interpretazioni. “Horizonte” dichiara a gran voce come l’elemento inquietante e spaventoso risieda nell’interiorità umana, più che nella realtà circostante. Come poteva, con queste premesse, non essere il vincitore  d’Interiora?

Aitor Uribarri con il premio Interiora 2013

Aitor Uribarri con il premio Interiora 2013

Cerchiamo di conoscere un po’ meglio Aitor Uribarri, regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e produttore di “Horizonte”. Un professionista dalla lunga carriera di direttore della fotografia che si è lanciato nel mondo del cinema fantastico, riscuotendo da subito un incredibile successo.

1- Aitor, non sei un autore esclusivamente legato al cinema fantastico ed horror. Che cosa ti ha spinto a metterti alla prova con questo genere?    

Sono sempre stato un appassionato di cinema di genere, anche se in questa professione abbiamo poche occasioni per poter cimentarsi in produzioni di questo tipo, visto che generalmente costano molto. Più che parlare di cineasta di genere mi piace considerarmi un cinefilo che non fa distinzioni rispetto alla maniera in cui si racconta una storia, l’importante è avere una mente aperta e non discriminare un film solo perché contiene creature o elementi fantastici. Quello che mi ha spinto a raccontare una storia come questa è stata soprattutto la possibilità di fare cose che ancora non avevo avuto modo di sperimentare, come  scene di sparatorie, inseguimenti ed effetti speciali che andassero oltre alla semplice ferita o alla ricostruzione in 3D. La storia raccontata in “Horizonte” proponeva sfide importanti per le interpretazioni e per le atmosfere, e mi permetteva di giocare con elementi che spaziavano dalla suspense, all’horror, ma anche alla tragedia, e che mi consentivano di sperimentare con gli attori. Per me questo cortometraggio è stato un autentico sogno, girandolo avevo l’impressione di cimentarmi in una piccola superproduzione, con due unità, una squadra di 45 persone e ogni tipo di strumenti e “giochetti” che non avevo avuto modo di provare prima. Durante tutta la lavorazione mi sono sentito come un bambino che guarda a bocca aperta un film al cinema ed è stata una sensazione molto bella.

2- Hai alle spalle una carriera lunga come direttore della fotografia e questo si evince molto bene dalla qualità visiva di “Horizonte”. Sorprende infatti per la sua nitidezza, le sue tonalità ed un paesaggio che si lega perfettamente a questo tipo di storia. Dove è stato ambientato e come avete incontrato il giusto luogo?

 Da quando ho finito di scrivere la sceneggiatura sapevo che per poter raccontare e trasformare in realtà quello che avevo in mente avrei avuto bisogno di una direzione artistica e di una location molto ricercata. Cercando una pompa di benzina abbandonata sono incappato in un sito internet chiamato “Abandonalia”, e raccomando a tutti di dargli uno sguardo. Li ho trovato una stazione di benzina perfetta per la sequenza in cui vengono introdotte nella storia la madre e la figlia. Per mia grande sorpresa la pompa si trova presso le Miniere di Alquife, un paese minerario abbandonato nel sud della Spagna, in provincia di Granada. Quando ci siamo recati li per visitarla ci siamo subito resi conto che sarebbe stata perfetta, così ci siamo messi all’opera per ottenere i permessi necessari alle riprese. Ricordo che la direttrice artistica, Paula de Ganvar con la quale lavoro sempre, correva tra le case gridando dall’emozione. Nella storia lo scenario gioca un ruolo fondamentale, soprattutto nel mostrare la corruzione di un mondo scomparso. Nel cercare una strada sterrata che fosse vicina abbiamo trovato la strada di Relerda, nei pressi di Guadix, che attraversa un canyon di pietra rossastra ed è perfetta per l’inizio della storia. 

 3- Guardando “Horizonte” vengono in mente molte possibili fonte d’ispirazione. Parlo di film e libri. Da dove hai tratto le suggestioni che ti hanno portato a girarlo? 

Non posso negare che si tratti di un cortometraggio dai molteplici riferimenti, dove si possono ravvedere cenni a molti film che mi appassionano. Fondamentalmente ho scelto due romanzi che mi piacciono molto e li ho incrociati, “La strada” di Cormac McCarthy e “Io sono leggenda” di William Matheson. In realtà è possibile rintracciare la suggestione di un’altra grande opera come è “Cecità” di Jose Saramago, sopratutto nella concezione di un mondo che di fronte alla disgrazia si converte in crudele e spietato.

Per quanto riguarda i riferimenti cinematografici, ci sono cenni alla Sarah Connor di “Terminator” e a Nuke di “Aliens scontro finale”. Riconosco di essere un appassionato del cinema di James Cameron. Nella messa in scena ho voluto giocare molto con i tempi morti e con i ciack lunghi, per esempio il momento dell’arrivo alla pompa di benzina uso una rottura dello spazio cinematografico così come fa Andrei Tarkovski all’inizio de “L’infanzia di Ivan”. Come ti dicevo analizzando il cortometraggio al completo ognuno dei piani sequenza è frutto di un’ispirazione cinematografica, e non mi vergogno minimamente a riconoscerlo.

4- Il genere horror spagnolo negli ultimi anni ha riempito i cinema di tutto il mondo, incluso quelli italiani. A cosa si deve secondo te questo splendore del genere in Spagna?

Dall’inizio del cinema in Spagna il genere fantastico ha annoverato grandi nomi. Dal genio degli effetti speciali alla Mèliés, Segundo De Chomón, passando per Chico Ibañez Serrador o Paul Naschy. Forse questo è un momento particolare, ma bisogna riconoscere che il cinema di genere ha sempre avuto una grande accoglienza da parte del pubblico, circostanza che implica una maggiore richiesta di produzione. Credo che abbiamo dei tecnici e dei registi molto bravi, che sono in grado di mettere veramente paura, come Jaume Balagueró, Paco Plaza, Juan Carlos Fresnadillo, Rodrigo Cortés o Juan Antonio Bayona. La cosa buona è come ci siamo posizionati all’interno della corrente europea attuale del cinema horror, con autori eccezionali come Alexandre Aja e Pascal Laugier, per me un vero genio. Il genere horror ed il fantastico sono una scusa perfetta per riflettere il momento storico che viviamo ed introdurre questioni sociali e morali, senza incorrere in un ennesimo film pesante manicheista, ai quali molti autori europei ci hanno abituato.     

5- E’ evidente che gli ultimi tempi costituiscono l’epoca d’oro dei cortometraggi spagnoli, non solo horror. L’impressione è che i professionisti spagnoli che fanno parte di questo mondo riescano a relazionarsi e a collaborare con più facilità rispetto agli italiani. E’ effettivamente così? Nascono con facilità collaborazioni e scambi d’idee? E’ una realtà, quella delle piccole produzioni spagnole, così viva come la vediamo da qui?  

Il mondo dei cortometraggi rimane un campo di prova dove i giovani realizzatori e tecnici si allenano per prepararsi al futuro. Esiste un grande senso di squadra e ci scambiamo favori  perché sappiamo che un giorno toccherà anche a noi chiederli. Nei cortometraggi nessuno viene stipendiato, ad eccezione dei fornitori e dei tecnici che mettono a  disposizione gli strumenti per produrli: sale di suono, telecamere, materiale di registrazione ecc.. E’ sicuramente vero che costituisce una realtà molto viva in Spagna, però credo che ora lo sia molto di più visto che il volume delle produzioni è caduto precipitosamente ed è l’unico modo per poter continuare a fare cose senza arrugginirsi. E’ importante anche segnalare il lavoro svolto da Raul Cerezo e dalla squadra di Cortópolis, che stanno facendo un grande lavoro di  promozione dei cortometraggi assegnandogli il giusto merito.

6- Qualcuno dei corti (per la verità pochi) che sono pervenuti ad Interiora sono stati patrocinati da istituzioni. Quale è la situazione delle istituzioni culturali spagnole relativamente alle produzioni audiovisuali? Ci sono leggi che tutelano ed appoggiano le piccole produzioni? Ci sono ancora sovvenzioni destinate a questo campo?

Le sovvenzioni continuano ad esserci, anche se sono considerevolmente diminuite. Stiamo vivendo una tappa politica nefasta, con un governo che non crede assolutamente nel potenziale del cinema come cultura ne come potente ambasciatore della Spagna all’estero. Nonostante tutto si sono mantenute alcune strutture di base, per i cortometraggi così come per i lungometraggi, anche per i lavori già realizzati, ma le somme sono sempre più piccole. Ci sono leggi  a tutela ma non è per niente facile ricevere una sovvenzione per un progetto. Per esempio uno dei requisiti indispensabili è quello di una lunghissima esperienza pregressa, la qual cosa contrasta con l’essenza stessa della sovvenzione, che dovrebbe appoggiare i cineasti in erba.

7- Come avete fatto quindi per finanziare “Horizonte”?

Horizonte” è una produzione al 100% privata. Grazie al mio lavoro di 4 anni ho potuto raccogliere una somma che potesse farmi lanciare nel progetto, ma non è stata comunque sufficiente. Promuovendo il progetto sono riuscito a far partecipare economicamente anche Francis Díaz, Daniel Méndez e Gonzalo Visedo. L’ultimo contributo economico, utile a raggiungere la somma necessaria, sono stati un paio di prestiti famigliari. Sono dell’opinione che se credi ciecamente in un progetto devi essere in grado di lanciarti senza pensarci due volte, in fondo si vive una volta sola ed è terribile vivere con la sensazione di non aver potuto fare quello che hai sempre sognato.  

8- La prima volta che abbiamo visto “Horizonte” abbiamo avuto l’impressione che fosse un lungometraggio in potenza. Hai l’idea di svilupparlo in un film?

Horizonte” non è stato ideato come un lungometraggio, però considerata la reazione e l’interesse suscitato stiamo cominciando a pensare alla possibilità di convertirlo in un film. Abbiamo l’idea ma alla luce della situazione economica credo che tarderemo molto a realizzarlo.

9- Hai in programma altri progetti legati al genere horror ?

 Attualmente sto lavorando ad un altro cortometraggio chiamato “Butterfly” che gioca con elementi thriller, ma che mantiene alcune tematiche già esplorate in “Horizonte”, come le relazioni paterno-filiali, la morale, la colpa…ho un interesse speciale nel raccontare storie horror che non abbiano però nello spaventare l’unico fine, ma che servano a farci riflettere sui nostri comportamenti più inquietanti, ma genuinamente umani. Anche se mi considero un pacifista radicale, ho una strana attrazione per la violenza.

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Horizonte” cortometraje español directo por Aitor Uribarri, se lleva el premio Interiora como mejor obra  para el 2013. Una pareja de madre e hija tratan de sobrevivir en un mundo precipitado en una realidad post-apocalíptica  y poblado por unas criaturas sedienta de sangre. Una obra de gran calidad técnica que sobresale por sus maravillosas imágenes que se quedan impresas, por unas interpretaciones de altísimo nivel y la impresión que lo mas espantoso de todo es lo que crece en la interioridad de cada uno de nosotros. Como entonces no iba a ser el ganador de Interiora? 

Vamos a conocer un poco mejor Aitor Uribarri, director, guionista, director de la fotografía y productor de Horizonte. Un profesional con un gran recorrido como director de la fotografía que se ha lanzado en el mundo del cine fantástico con un increíble éxito.

      

1- Aitor, no eres un autor exclusivamente conectado al cine fantástico y de terror. Que es lo que te ha empujado a ponerte a prueba con ese genero?

Siempre he sido un apasionado del cine de género, aunque en esta profesión pocas veces tenemos la oportunidad de trabajar en producciones de este tipo, ya que por lo general son más caras de hacer. Más que hablar de cineasta de género, a mi me gusta verme como un cinéfilo que no hace distinciones en cuanto a la forma en la que se cuenta una historia, lo importante es tener un concepto abierto y no discriminar determinadas películas por el simple hecho de que haya criaturas o algún elemento fantástico en ellas. Lo que me impulsó a tirarme a contar una historia como ésta era sobre todo el hecho de que iba a tener la oportunidad de hacer cosas que todavía no había hecho como, por ejemplo, escenas de tiros, persecuciones y trabajo con FX más allá de una herida o una integración en 3D. La historia presentaba también retos importantes en cuanto a interpretación y atmósfera, ya que me permitía jugar con elementos que iban desde el suspense, al terror, pero también el drama, lo que me permitía probar cosas con los actores.  Para mí este cortometraje ha sido un auténtico sueño, ya que sentí que estaba haciendo una pequeña superproducción, con dos unidades, un equipo de 45 personas y todo tipo de cachivaches y juguetes que no había podido probar todavía. Durante todo el proceso me he sentido como el niño que veía boquiabierto películas en el cine y eso ha sido muy bonito.

2-Tienes una trayectoria profesional muy larga como director de fotografía y esto queda muy claro en la calidad visual de Horizonte. Sorprende por su nitidez, sus tonalidades y un paisaje que se conecta perfectamente al tipo de historia contada. Donde ha sido ambientado y como habéis encontrado el lugar justo?

Desde que escribí la historia sabía que para poder contarla y hacer realidad lo que imaginaba, necesitaba una dirección artística y unas localizaciones muy trabajadas. Buscando una gasolinera abandonada me topé con un portal de lugares abandonados llamado Abandonalia, que recomiendo a todos los curiosos que le echen un vistazo. Ahí encontré una gasolinera perfecta para la secuencia cuando llegan ellas y, para mi sorpresa, se trataba de las Minas de Alquife, un poblado minero abandonado que se encuentra en el sur de España, en Granada. Cuando fuimos a visitarlas nos dimos cuenta enseguida de que era exactamente lo que necesitábamos, así que nos pusimos manos a la obra para conseguir los permisos. Recuerdo a la directora de arte, Paula de Granvar, con la que siempre trabajo, que se metía entre las casas gritando de emoción. En la historia, la localización jugaba un papel fundamental, sobre todo a la hora de mostrar la decrepitud de un mundo desaparecido. Además, buscamos una carretera destrozada que estuviese cerca y encontramos la carretera de Relerda, cerca de la localidad de Guadix, que atraviesa un cañón de piedra rojiza, perfecta para el arranque de la historia.

3- Mirando Horizonte nos vienen a la mente mucha posibles fuentes de inspiración. Hablo de películas e incluso de libros. De donde trajiste las sugestiones que te llevaron a idearlo?

No discuto nunca que se trata de un cortometraje total y absolutamente referencial, donde se ven guiños a muchas películas que me apasionan. Fundamentalmente cogí dos novelas que me gustan mucho y las crucé: “La Carretera” de Cormac McCarthy y “Soy Leyenda” de William Matheson, aunque se pueden encontrar ecos de otra gran obra que es “Ensayo sobre la ceguera” de Jose Saramago, sobre todo en la concepción de un mundo que frente a la desgracia se hace más cruel y despiadado. En cuanto a las referencias cinematográficas, hay guiños a la Sarah Connor de “Terminator” así como a Nuke de “Aliens el regreso”, sí, soy un apasionado del cine de James Cameron. En la puesta en escena quise jugar mucho con los tiempos muertos y con tomas largas, por ejemplo, hay un momento cuando llegan a la gasolinera que utilizo una ruptura del espacio cinematográfico tal y como hace Andrei Tarkovski en el arranque de “La Infancia de Iván”. Como te decía, si me pongo a desgranar el cortometraje al completo verás que todos y cada uno de los planos tienen una inspiración cinéfila, lo cual no me avergüenza lo más mínimo.

4- El genero de terror español en los últimos años ha llenado los cines de todo el mundo, incluso los italianos. A que se debe para ti este resplandor del genero en España?

Desde que se empieza a hacer cine en España, el género fantástico ha tenido grandes nombres a tener muy en cuenta. Desde el genio de los FX a lo Mèliés, Segundo De Chomón, pasando por Chicho Ibañez Serrador o Paul Naschy. Quizás ahora mismo se ha dado una especial circunstancia ya que el cine de género siempre ha tenido una gran acogida por parte del público, lo que hace que se demande mucho más. Creo que tenemos técnicos y directores muy hábiles, que están de sobra capacitados para hacérnoslo pasar muy mal en la butaca, como Jaume Balagueró, Paco Plaza, Juan Carlos Fresnadillo, Rodrigo Cortés o Juan Antonio Bayona . Lo bueno es como nos acogemos a la corriente europea  actual de cine de terror, con autores como Alexandre Aja o Pascal Laugier, que me parece un genio. El género de terror y el fantástico son una excusa perfecta para hacer un reflejo de nuestro tiempo e introducir cuestiones sociales y morales, sin incurrir en otra pesada película social maniquea, como muchas a las que nos tienen acostumbrados algunos autores europeos.

5-  Salta a la vista que los últimos años constituyen la época de oro para los cortometrajes españoles, no solamente de genero. La impresión es que los profesionales españoles que hacen parte de este mundo logren conectarse con más facilidad respecto a los italianos. Es efectivamente así? Nacen con facilidad colaboraciones e intercambios de ideas? Es una realidad, la de las pequeñas producciones cinematográficas españolas, tan viva como la vemos desde aquí?

El mundo del cortometraje no deja de ser un campo de pruebas, donde los jóvenes realizadores y técnicos nos fogueamos para prepararnos para el futuro. Existe una gran camaradería, y nos pedimos favores los unos a los otros porque sabemos que algún día nosotros vamos a necesitar pedirlos. En los cortometrajes nadie cobra, excepto los proveedores  y técnicos que ponen material para su acabado: sala de sonido, cámaras, material de rodaje, etc… Es cierto que es un mundo que en España está muy vivo, pero creo que ahora mismo lo está mucho más ya que el volumen de producción ha sufrido un caída en picado y es el único lugar donde puedes seguir haciendo cosas y no oxidarte. También es digno de resaltar labores como la de Raúl Cerezo y el equipo de Cortópolis, que están haciendo una gran labor a la hora de promocionar el cortometraje y darle el valor que merece.

6- Algunos cortometrajes (por la verdad pocos) que nos han llegado han sido patrocinados por instituciones. Cual es la situación de las instituciones culturales españolas en relación a la producción audiovisual? Hay leyes que tutelan y respaldan las pequeñas producciones? Hay todavía subvenciones destinadas a las producciones audiovisuales?

Las subvenciones siguen existiendo, aunque se han disminuido considerablemente. Estamos viviendo una etapa política nefasta, con un gobierno que no cree en el potencial del cine como cultura ni como potente embajador de España en el extranjero. Aún así, se han mantenido algunas estructuras básicas, tanto para la realización de cortometrajes como para largometrajes, también para cortometrajes realizados, aunque las cantidades cada vez son menores. Hay leyes que tutelan pero no es fácil conseguir una subvención a proyecto, por ejemplo, esto requiere tener una enorme trayectoria, lo que contradice mucho la naturaleza de una subvención, ya que se trata de apoyar a cineastas en ciernes.

7- Como os habéis hecho cargo del presupuesto económico necesario para grabar “Horizonte”? 

Horizonte es una inversión privada al 100%. Gracias a mi trabajo durante 4 años pude reunir una suma para ser capaz de tirarme a la piscina, sin embargo no era suficiente. Moviendo el proyecto conseguí que Francis Díaz, Daniel Méndez y Gonzalo Visedo invirtieran una cantidad que ayudó a seguir adelante. Finalmente un par de prestamos familiares nos permitieron reunir el último pico. Soy de la opinión de que si crees en algo ciegamente debes lanzarte sin pensarlo dos veces, al fin y al cabo solo se vive una vez y es horrible tener esa sensación en el cuerpo de no haber hecho aquello que siempre soñaste.

8- La primera vez que vimos “Horizonte” tuvimos la impresión de que fuera un largometraje en potencia. Tienes la idea de desarrollarlo en una película?

Horizonte nunca fue planteado como largometraje, pero vistas las reacciones y el interés de la gente en el cortometraje empezamos a plantearnos la posibilidad de convertirlo en un largometraje. Tenemos planteamientos, aunque tal y como está el patio creo que se trata de un proyecto que tardará en ver la luz.

9- Tienes pensado otros proyectos pertenecientes a este mismo genero?

 Actualmente estoy trabajando en otro cortometraje llamado “Butterfly” que juega con elementos del thriller, pero que mantiene elementos temáticos que ya exploré en Horizonte, como son las relaciones paterno-filiales, la moral, la culpa, … tengo especial interés por contar historias de terror que no se focalicen en dar sustos, sino en hacernos reflexionar sobre nuestros comportamientos más terroríficos, pero genuinamente humanos al fin y al cabo. Aunque me considero un pacifista radical, tengo una extraña atracción por la violencia. 

 

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