Intervista a Kyrahm

Ciao horrorofili!
Oggi parleremo con un’artista che avremo il piacere di ospitare alla nuova edizione di INTERIORA: Kyrahm è una delle rappresentanti della live art in Italia. Artista concettuale, videoartista, body artist e performer internazionale che grazie a questa intervista ci darà qualche spunto per approfondire il suo contributo al nostro festival. Siete pronti?
Rrrrrĺ
“Making Peace With The Wind”Performance Art and Videoart by Kyrahm

Direzione fotografia e riprese Julius Kaiser

 
 

Il tuo Making Peace with the Wind è un’opera di videoarte che riprende una performance, un supporto che apprezzi e che hai utilizzato in diverse occasioni. Come nasce l’idea di fondere queste due forme d’arte? Non ho inventato nulla. La documentazione delle performance è l’unico strumento palpabile della performance art, una forma d’arte il cui carattere effimero è palese.
In questo caso proponi una tua presa di posizione su un problema personale, che tante donne conoscono e col quale cercano di convivere: la percezione di sè come “non bella”. Perchè hai voluto fare pace con il vento? E cos’è per te la bellezza? Il lavoro di videoarte e performance “Making Peace With The Wind” parla di dismorfofobia, la condizione per cui un difetto fisico reale o immaginario e la paura di non piacere induce all’annientamento sociale dell’individuo che ne soffre. “Sentirmi brutta” è una condizione che ho sperimentato in passato, da bambina. Dall’adolescenza in poi ho avuto una trasformazione fisica, cominciando a lavorare anche come fotomodella e attrice. La classica storia del brutto anatroccolo che si trasforma in cigno, insomma. Ad un certo punto però ho capito di essermi adattata ai canoni vigenti, la bellezza a volte è una sconfitta. In realtà la fiaba del brutto anatroccolo è profondamente triste: il cigno si adatta agli stessi canoni che prima lo avevano escluso, non si tratta di una vera e propria rivincita. Fare pace col vento significa non aver più paura che il volto venga scoperto. Ho deciso di performare rinunciando ai boccoli biondi, scurire e rasare i capelli e, iniettando della soluzione salina nel volto, di deformarlo temporaneamente. Per le vie del Belgio le persone mi osservavano a volte sorprese, inorridite o semplicemente cercavano di evitare il mio sguardo. Altre volte schernivano la mia faccia modificata. La condizione della bruttezza è diventa quindi un interessante strumento principe di osservazione del mondo. Un mezzo, insomma. Lavorando come fotomodella e attrice ho capito che era limitante, in quanto percepivo me stessa come solo un canale e che potevo utilizzare il mio corpo per veicolare dei significati in modo molto più efficace: ho una formazione artistica accademica, nasco originariamente come disegnatrice. L’approdo alla performance art è stato quindi estremamente naturale.
La tua esperienza con Human Installation comprende la convivenza con diversi artisti, cosa significa oggi portare avanti un discorso collettivo? Il progetto Human Installations nasce con Julius Kaiser nel 2006. E’ capitato in passato di coinvolgere altri artisti per dar vita alle nostre idee, ma rimangono una nostra autorialità. Abbiamo elaborato da allora nove Human Installations, azioni di performance art scritte e dirette da Kyrahm e Julius Kaiser. 
L’indipendenza può essere determinante per un artista, assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza dover mediare con pressioni esterne. Nonostante la difficoltà di procedere in questo campo, in particolare in Italia, ci sono ancora tanti giovani che si affacciano a questo mondo con grande entusiasmo. Ma ci chiediamo, essere artisti indipendenti è ancora una scelta oppure una necessità? Non ci muoviamo sempre in modo totalmente indipendente. Spesso siamo seguiti da curatori e storici dell’arte. Stiamo vivendo in questo momento una fase importante del nostro lavoro. Rispetto alla tua domanda credo che invece sia la necessità a comportare delle scelte. E’ vero sono tanti i giovani che si affacciano a questo mondo con entusiasmo, ma l’entusiasmo non è sufficiente. Indipendenza non credo significhi più libertà. Disciplina, ricerca estetica, anni di studio, non bastano le buone intenzioni.
Cosa ci proporrai per INTERIORA? Il primo capitolo del video di Making Peace With The Wind. Questa videoperformance ha avuto recentemente un secondo capitolo performativo, che sarà pubblicato presto on line.
Grazie e buona giornata, Kyrahm.
Grazie a voi.
 
E se vi siete incuriositi potrete scoprire tanto altro sul suo lavoro presso il sito Human Installations.
 
 
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